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Decio
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mwwgGaio Messio Quinto Traiano Decio (in latino Gaius Messius Quintus (Lucius?cite-ref-12[12]) Traianus Decius (Valerianus?cite-ref-13[13]); Budalia, 201 – Abrittus, 1º luglio 251) è stato un imperatore romano dal 249 fino alla morte, avvenuta insieme al figlio Erennio Etrusco durante la battaglia di Abrittus, cosicché il suo regno durò per soli due annicite-ref-eutropio9-4-9-1[9].
Durante il suo regno, Decio cercò di risollevare le sorti dell'Impero, caduto nella mwaqcrisi del III secolo, affidandosi al ripristino della tradizione romana, ma la sua scelta non fu adatta ad uno Stato che stava cambiando rapidamente. Sebbene avesse ben chiara la situazione e la soluzione scelta, mostrò, nel momento del bisogno, di non essere abbastanza versatile. La sua politica religiosa conservatrice frazionò l'Impero, ed egli stesso, a differenza degli altri imperatori del periodo dell'mwaganarchia militare, non fu in grado di contrastare i pericoli portati dalle mwawinvasioni germaniche. La sua tragica morte in battaglia, per quanto eroica, dimostra i limiti del suo giudizio.cite-ref-aureliovittore29-4-5-14-0[14]
Contents
• Regno
• Note
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Biografia
Le fonti storiche per la vita di Decio sono frammentarie e non permettono di ricostruire con certezza né la storia del suo regno né le sue origini, sebbene lo si ritenga appartenente alla mwcwmwdagens Decia. Lo storico mwdqSesto Aurelio Vittore lo descrive come un militare di carriera di origine mwdgillirica,cite-ref-aureliovittore29-1-1-2[1] precursore dunque dei cosiddetti mwewImperatori illirici. Durante il regno di mwfaMassimino Trace (mwfq235-mwfg238) fu probabilmente mwfwmwgalegatus Augusti pro praetore nella provincia della mwgqSpagna Tarraconense.cite-ref-15[15] La mwhgmwhwHistoria Augusta non contiene, purtroppo, un libro a lui dedicato, anche se brani che lo riguardano sono contenuti nelle biografie degli altri imperatori. Altre fonti sono mwiaZosimo, mwiqGiovanni Zonara, mwigEutropio, mwiwGiordane e mwjaPolemio Silvio, oltre agli scrittori cristiani come mwjqSocrate Scolastico e mwjgLattanzio, tutte utili a ricostruire le cosiddette "mwjwpersecuzioni deciane".
Origini familiari
Nato come Gaio Messio Quinto Decio a mwmgBudalia, un piccolo centro non troppo distante dalla città di mwmwSirmio (l'odierna mwnaSremska Mitrovica, in mwnqSerbia), nella mwngprovincia romana della mwnwPannonia Inferiore, sotto la mwoadinastia dei Severi (probabilmente nel mwoq201), fu il primo di una lunga serie di imperatori originari dell'mwogmwowIllyricum. La sua famiglia, forse di origine mwpaitalica e probabilmente imparentata con la mwpqmwpggens Decia, era provinciale, benché appartenente all'aristocrazia mwpwsenatoriale.cite-ref-zosimoi-21-1-16-0[16] Prima di salire al trono sposò mwraErennia Cupressenia Etruscilla, una donna di rango senatoriale, da cui ebbe i figli mwrqErennio Etrusco e mwrgOstiliano.
Carriera politica ed ascesa al potere
La sua carriera non è nota, ma si sa che alla metà degli mwsqanni 230 era governatore della mwsgMesia inferiore;cite-ref-17[17] probabilmente era anche entrato nel mwtwSenato romano. La fortuna di Decio fu che, alla fine degli mwuaanni 240, la Mesia e la mwuqPannonia furono messe sotto pressione dalle popolazioni barbariche oltre confine, in particolare mwugGepidi e mwuwGoti, e fu il teatro della rivolta di mwvaPacaziano.
Nel mwvg248 una nuova incursione di Goti, ai quali era stato rifiutato il contributo annuale promesso da mwvwGordiano III, e di Carpi loro associati, portò ancora una volta devastazione nella provincia di Mesia inferiore. La fonte di dubbia veridicità riporta:
«Sotto l'impero di quel Filippo [...] i Goti malcontenti che non si pagasse più loro il tributo, si trasformarono in nemici da
amici che erano
. Infatti pur vivendo sotto i loro re in una regione remota, erano
federati
dell'Impero e ricevevano un contributo annuo. [...]
Ostrogota
passa il Danubio con i suoi cominciando a devastare la Mesia e la Tracia, mentre Filippo gli mandava contro il senatore Decio. Quest'ultimo non riportando alcun successo, congedò i suoi soldati rimandandoli alle loro case e ritornandosene da Filippo [...].
Ostrogota
,
re dei Goti
, [
poco dopo e nuovamente
] marciò contro i Romani alla testa di trentamila armati a cui si aggiunsero anche guerrieri
taifali
,
asdingi
e tremila Carpi, quest'ultimo popolo assai bellicoso e spesso funesto per i Romani.»
(Giordane, De origine actibusque Getarum, XVI, 1-3.)
L'invasione alla fine fu, quindi, fermata da Decio Traiano presso la città di mwwgMarcianopoli, che era rimasta sotto assedio per lungo tempo. La resa fu anche possibile grazie ad una tecnica ancora rudimentale da parte dei Germani in fatto di mwwwmacchine d'assedio.
L'anno successivo, nel mwxq249, l'imperatore mwxgFilippo l'Arabo invitò Decio a recarsi, ancora una volta, nella regione a sedare i fautori della rivolta di mwxwTiberio Claudio Marino Pacaziano in Mesia e Pannonia, e a riportarne l'ordine.cite-ref-18[18] Zosimo racconta, infatti, che Filippo, turbato dalle numerose rivolte scoppiate un po' ovunque l'anno precedente, chiese aiuto al Senato per meglio affrontare la situazione, anche accettando di essere deposto, qualora non fossero d'accordo con il suo operato.cite-ref-zosimoi-21-1-16-1[16] E poiché nessuno rispondeva in merito, Decio, uomo di nobile famiglia e dignità, stimato e dotato di grandi virtù, replicò che le sue preoccupazioni erano prive di fondamento.cite-ref-zosimoi-21-1-16-2[16] E benché quanto previsto da Decio si verificasse puntualmente e tutte le rivolte venissero sedate senza molta fatica, Filippo continuava ad essere preoccupato, conoscendo l'odio dei soldati delle regioni dove erano scoppiate le rivolte.cite-ref-zosimoi-21-2-19-0[19] Esortò, quindi, Decio a prendere il comando delle province di Mesia e Pannonia, ed a punire coloro che avevano sostenuto Pacaziano.cite-ref-zosimoi-21-2-19-1[19]
Quali che fossero queste ragioni, Decio accettò l'incarico e, accompagnato dal figlio Erennio Etrusco fatto mw6aCesare,cite-ref-eutropio9-4-9-2[9] si recò in mw7qMesia:cite-ref-aureliovittore29-1-1-3[1] qui, probabilmente, prese il comando della mw8gLegio IIII Flavia Felix e della mw9aXI Claudia. Prima che giungesse allo scontro, Pacaziano fu ucciso dai propri soldati, che avevano compreso di avere poche speranze contro le truppe di Decio; convinti dell'incapacità di Filippo di gestire la crisi della frontiera da lontano, spinti dal timore della punizione per la loro rivolta e attratti dalle possibilità di arricchimento collegate all'elezione di un nuovo imperatore, i soldati delle armate pannoniche (tra cui la mw9gLegio X Fretensis)cite-ref-20[20] acclamarono Decio imperatore, avendo lo stesso non solo una miglior esperienza politica, ma anche militare, dello stesso Filippo (primavera del mw-a249).cite-ref-zosimoi-21-3-21-0[21] Decio, ricevuto dai soldati, fu costretto ad assumere la porpora imperiale.cite-ref-zosimoi-22-1-22-0[22]
Secondo la tradizione, che predilige i sovrani che accettano malvolentieri il potere, Decio ribadì la propria lealtà a Filippo, ma questi decise di abbatterlo, riunendo le sue legioni e marciando contro di lui; del resto Decio aveva un sostegno ben maggiore di Filippo, sia presso l'esercito danubiano, che preferiva avere l'imperatore con sé piuttosto che a mwaqyRoma, sia nel mwaqcSenato romano, che preferiva certamente un proprio membro ad un soldato di origini straniere.cite-ref-zosimoi-22-1-22-1[22]
I due eserciti si mwaq0scontrarono presso Verona all'inizio dell'estate. Decio riuscì a battere Filippo, grazie alla miglior abilità tattica. L'imperatore, sembra, cadde sul campocite-ref-zosimoi-22-2-23-0[23] (non è chiaro se in battaglia o per mano dei suoi stessi soldati, desiderosi di ingraziarsi il nuovo imperatore). Quando la notizia raggiunse Roma, Severo Filippo, l'erede undicenne di Filippo, nominato mwariCesare, fu a sua volta assassinato, sgozzato,cite-ref-zosimoi-22-2-23-1[23] dalla mwarcguardia pretoriana. In questo modo Decio ottenne il potere imperiale.cite-ref-zosimoi-22-2-23-2[23]
Regno
Politica interna
Il potere di Decio ebbe le proprie basi nell'aristocrazia senatoriale e nell'mwasqesercito, e ad entrambi si presentò come il restauratore della tradizione, tramite un'opportuna propaganda e riprendendo quei tratti del mwasuprinceps che richiamavano la tarda Repubblica e il primo Impero.
Dal punto di vista politico, Decio rivalutò le cariche repubblicane. Assunse per sé il mwascconsolato per ciascun anno del proprio regno; ripristinò la magistratura della mwasgcensura nominando Publio Licinio Valeriano censore; assunse personalmente il comando delle truppe sul campo di battaglia e conferì onori ai soldati indipendentemente dal loro rango.
Si richiamò agli mwasoImperatori adottivi, assumendo il nome mwassTraiano in onore e in riferimento all'imperatore considerato uno dei migliori della storia romana (mwaswmwas0Optimus princeps), sia in campo militare che civile; la scelta non poteva essere più oculata, in quanto Traiano, come Decio, era stato comandante della mwas4Germania Superiore prima della sua elevazione al trono. Riprese, dopo vent'anni, un programma di edilizia pubblica a mwas8Roma: restaurò il mwataColosseo danneggiato da un terremoto e fece costruire le sontuose mwateterme Deciane sull'mwatiAventino.cite-ref-aureliovittore29-1-1-4[1]cite-ref-eutropio9-4-9-3[9]
Cercò, infine, di dare vita ad una dinastia, come aveva fatto Filippo prima di lui: i figli mwatwErennio Etrusco e mwat0Ostiliano ricevettero il titolo di mwat4cesare, con Erennio poi elevato al rango di mwat8augusto nel mwaua251; mwaueErennia Cupressenia Etruscilla fu invece nominata mwauiaugusta.
Politica religiosa e persecuzione dei cristiani
Elementi fondamentali della sua politica di restaurazione furono la promozione della mwau0religione romana tradizionale e la repressione dei nuovi culti, soprattutto il cristianesimo, visto come un pericolo politico, visto che non riconosceva il "genius" dell'imperatore come divinità. Subito dopo il suo insediamento Decio fece arrestare diversi esponenti del clero cristiano e, nel gennaio 250, fece giustiziare mwau4papa Fabiano.cite-ref-25[25]
Nel marzo-aprile 250 Decio emise un mwavqeditto che ordinava a tutti i cittadini dell'impero di offrire un sacrificio pubblico agli dèi e all'imperatore (formalità equivalente ad una testimonianza di lealtà all'imperatore e all'ordine costituito). Decio autorizzò delle commissioni itineranti a visitare le città e i villaggi per supervisionare l'esecuzione dei sacrifici e per la consegna di certificati scritti a tutti i cittadini che li avevano eseguiti (molti di questi mwavulibelli sono stati ritrovati in Egittocite-ref-26[26]). A coloro che si rifiutarono di obbedire all'editto fu mossa accusa di empietà, che veniva punita con l'arresto, la tortura e la morte. Questo editto costituisce la prima persecuzione sistematica contro i cristiani.
Lo scrittore cristiano mwavsEusebio di Cesarea afferma che Decio prese questa decisione contro il proprio predecessore mwavwFilippo l'Arabo; altri ritengono che più probabilmente si trattò di una politica volta a restaurare la tradizionale mwav0mwav4pietas pubblica, un altro dei tasselli della restaurazione della tradizione voluta da Decio. Decio in effetti si fa raffigurare nelle monete con la corona radiata di mwav8Helios e nelle statue in veste di mwawaErcole. Questa decisione però ebbe un impatto notevole sulle emergenti comunità cristiane, specie quella di Roma, fino a causare delle divisioni interne: in conseguenza alla persecuzione nacque ad esempio il movimento dei mwaweNovaziani,cite-ref-27[27] mentre la diatriba sulla natura di mwawyCristo si può far risalire a questa epoca.cite-ref-28[28]
Il vescovo mwawwCipriano di Cartagine spiega che le autorità non miravano tanto a fare martiri quanto ad ottenere l'mwaw0apostasia con le prigioni e la tortura; l'editto ebbe un notevole successo: gran parte dei fedeli abiurò (venendo definiti pertanto mwaw4lapsi) , in alcune regioni in massa. I vescovi tollerarono tali defezioni, volendo salvare la vita ai fedeli.
In Egitto, Africa ed Anatolia numerosi fedeli fuggirono in massa fuori dalle città, rifugiandosi nei deserti e sui monti. Tra questo vi fu il vescovo mwaxaDionisio di Alessandria e mwaxeCipriano di Cartagine.cite-ref-0-29-0[29] Di solito, passato il pericolo della persecuzione, tutti costoro si presentavano come penitenti per ottenere il perdono e il rientro nella società dei cristiani, che però non sempre poteva essere accordatocite-ref-30[30].
Le vittime furono, in ogni caso, centinaiacite-ref-0-29-1[29] mwax8papa Fabiano ed i vescovi mwayaBabila di Antiochia e mwayeAlessandro di Gerusalemme furono tra i primi ad essere arrestati ed a subire il martirio. Tale persecuzione sortì, tra l'altro, l'effetto di impedire per sedici mesi l'elezione del nuovo vescovo di Roma, successore di Fabiano.
Fortunatamente per i cristiani e gli altri culti perseguiti, la persecuzione durò appena 18 mesi e si concluse con la morte dell'imperatore nel 251.
Difesa dei confini
Oltre a doversi impegnare in un programma di politica interna volto a rafforzare lo Stato, Decio dovette difendere l'Impero dalle forze, interne ed esterne, che tendevano a disgregarlo. Si racconta, infatti, che alla fine del 249, l'aver sguarnito le difese dell'area mwayobalcanica, per combattere Filippo a Verona, permise, ancora una volta, a Goti e Carpi di riversarsi nelle province di mwaysDacia, mwaywMesia inferiore, mway0Tracia, fino alla mway4Macedonia.cite-ref-aureliovittore29-2-32-0[32] Sembra infatti che i Goti, una volta passato il Danubio ghiacciato, si divisero in due colonne di marcia. La prima orda si spinse in Tracia fino a mwazmFilippopoli (l'odierna Plovdiv), dove assediarono il governatore mwazqTito Giulio Prisco; la seconda, più numerosa (si parla di ben settantamila uominicite-ref-giordane18-1-33-0[33]) e comandata da mwazkCniva, si spinse in Mesia inferiore, fino sotto le mura di mwazoNovae.cite-ref-34[34]
Frattanto, l'usurpazione di mwaaaIotapiano, che era iniziata sotto mwaaeFilippo l'Arabo, ebbe fine poco dopo l'ascesa al trono di Decio: furono probabilmente gli stessi uomini dell'mwaaiusurpatore a ucciderlo e a mandarne la testa a mwaamRoma, all'imperatore, nell'estate del mwaaq249.cite-ref-aureliovittore29-2-32-1[32]
Nel mwaao250 Decio fu costretto a fare ritorno sulla frontiera del basso Danubio, per affrontare l'invasione compiuta l'anno precedente dei Goti di Cniva. Si trattava di un'orda di dimensioni fino ad allora mai viste in quella parte dell'impero, coordinata inoltre con i Carpi che assalirono la provincia di Dacia.cite-ref-grant217-35-0[35]cite-ref-mazzarino525-36-0[36] Cniva, respinto da mwabmTreboniano Gallo presso mwabqmwabuNovae, condusse le sue armate sotto le mura di mwabyNicopoli.cite-ref-giordanexviii-37-0[37] Frattanto Decio, venuto a conoscenza della difficile situazione in cui si trovava l'intero fronte balcanico-danubiano, decise di accorrere personalmente: prima di tutto sconfisse e respinse dalla provincia dacica i Carpi, tanto che all'imperatore furono tributati gli appellativi di "mwabsmwabwDacicus maximus",cite-ref-decio-6-2[6] e "mwaceRestitutor Daciarum" ("restauratore della Dacia").cite-ref-cil-3-1176-7-1[7]
L'imperatore era ora deciso a sbarrare la strada del ritorno ai Goti in Tracia e ad annientarli per evitare che potessero ancora riunirsi e sferrare nuovi attacchi futuri, come narra mwac4Zosimo.cite-ref-38[38] Lasciato Treboniano Gallo a mwadmmwadqNovae, sul mwaduDanubio,cite-ref-39[39] riuscì a sorprendere ed a battere Cniva mentre questi stava ancora assediando la città mesica di Nicopoli. Le orde barbariche riuscirono però ad allontanarsi e, dopo aver attraversato tutta la Penisola balcanica, attaccarono la città di Filippopoli. Decio, deciso ad inseguirli, subì però una cocente sconfitta presso mwadoBeroe Augusta Traiana (l'attuale Stara Zagora):
«Decio, con lo scopo di soccorrere la città di Beroea [...], qui vi faceva riposare le truppe ed i cavalli quando Cniva lo assalì improvvisamente e, dopo aver inflitto all'esercito romano gravi perdite, ricacciò in Mesia l'imperatore ed i pochi superstiti della Tracia, attraverso le montagne. In Mesia Gallo, comandante di quel settore di frontiera, disponeva di numerose forze. Decio riunendole a quanti dei suoi erano sopravvissuti al nemico, si dispose a continuare la campagna militare.»
(Giordane, De origine actibusque Getarum, XVIII, 2.)
La sconfitta inflitta a Decio fu tanto pesante da impedire all'imperatore non solo la prosecuzione della campagna, ma soprattutto la possibilità di salvare Filippopoli che, caduta in mano ai Goti, fu saccheggiata e data alle fiamme. Del governatore della Tracia, mwad0Tito Giulio Prisco, che aveva tentato di proclamarsi imperatore (chiedendo aiuto agli stessi Goti),cite-ref-aureliovittore29-2-32-2[32] nessuno seppe più nullacite-ref-grant217-35-1[35]cite-ref-giordanexviii-37-1[37]cite-ref-zosimo24-2-40-0[40] e comunque fu dichiarato "nemico pubblico" dal Senato.cite-ref-aureliovittore29-3-41-0[41] A Roma, intanto, mwafiGiulio Valente Liciniano si ribellò col sostegno dell'aristocrazia senatoriale e di parte del popolo, ma fu ucciso pochi giorni dopo (mwafm250).cite-ref-aureliovittore29-3-41-1[41]
L'anno successivo (nel mwagq251), la monetazione imperiale celebrò una nuova "vittoria germanica", in seguito alla quale mwaguErennio Etrusco fu proclamato mwagyaugusto insieme al padre Decio. I Goti, che avevano trascorso l'inverno in territorio romano, in seguito a questa sconfitta offrirono la restituzione del bottino e dei prigionieri a condizione di potersi ritirare indisturbati. Ma Decio, che aveva ormai deciso di distruggere quest'orda di barbari, preferì rifiutare le proposte di Cniva e sul cammino del ritorno dispose le sue armate ed impegnò il nemico a mwagcbattaglia nei pressi di Abrittus, in mwaggDobrugia.
Secondo la versione di mwag8Zosimo, la fine di Decio fu causata dal tradimento di mwahaTreboniano Gallo:
«Insediato Gallo sulle rive del Tanai, egli stesso marciò contro i superstiti; e poiché le cose procedevano secondo i suoi piani, Gallo, deciso a ribellarsi, invia messaggeri presso i barbari, invitandoli a partecipare al complotto contro Decio. Accolta con molto piacere la proposta, mentre Gallo era di guardia i barbari si divisero in tre schiere e disposero il primo contingente di forze in un luogo dinanzi al quale si estendeva una palude. Dopo che Decio ebbe ucciso molti di essi, subentrò il secondo contingente, e quando anche questo venne messo in fuga, comparvero presso la palude pochi soldati del terzo contingente. Gallo allora fece segno a Decio di attraversare la palude e di lanciarsi contro di loro, e l’imperatore, che non conosceva quei luoghi, si spinse all’attacco sconsideratamente: bloccato dal fango con tutto l’esercito e colpito da ogni parte dalle frecce dei barbari fu ucciso insieme ai suoi, non avendo alcuna possibilità di fuga. Questa fu la fine di Decio, dopo avere regnato in modo eccellente.»
(Zosimo, Storia nuova, I, 23.2-3.)
Decio aveva cinquant'anni circa e regnava da tre: fu il primo imperatore romano morto in battaglia contro il nemico. Rimase imperatore il figlio minore, mwahmOstiliano, il quale fu a sua volta adottato dall'allora mwahqlegato delle due Mesie, mwahuTreboniano Gallo, a sua volta acclamato imperatore in quello stesso mese. Gallo, accorso sul luogo della battaglia, concluse una pace poco favorevole con i Goti di Cniva: non solo permise loro di tenersi il bottino, ma anche i prigionieri catturati a Filippopoli, molti dei quali di ricche famiglie nobili. Inoltre, furono loro garantiti sussidi annui, dietro alla promessa di non rimettere più piede sul suolo romano.cite-ref-mazzarino525-36-1[36]cite-ref-zosimo24-2-40-1[40]cite-ref-42[42] Ma mwaiiOstiliano, rimasto a Roma, dopo essere stato associato al trono da Treboniano, morì poco dopo per cause naturali.
Note
cite-note-aureliovittore29-1-11. mwajmAurelio Vittore, mwajqDe Caesaribus, XXIX, 1.
cite-note-21. mwajgmwajkCIL mwajoII, 6229.
cite-note-titolidecitraiano-32. mwakgmwakkAE mwako1942/43, 55.
cite-note-43. mwak4mwak8CIL mwalaVIII, 10051.
cite-note-lendering-54. Lendering, Jona, mwaly"Decius" mwalcArchiviato il 21 settembre 2012 in mwalgInternet Archive., mwaloLivius.org
cite-note-decio-66. mwamimwammCIL mwamqII, 6345; CIL 2, 4949 (p 998); CIL 2, 4957 (p. 998, 1057).
cite-note-cil-3-1176-77. mwamomwamsCILmwamw mwam0III, 1176.
cite-note-cil16-154-85. mwanumwanyCIL mwancXVI, 154.
cite-note-eutropio9-4-99. mwaoeEutropio, mwaoimwaomBreviarium ab Urbe condita, IX, 4.
cite-note-117. mwapamwapeCIL mwapiVI, 31129.
cite-note-aureliovittore29-4-5-1414. ↑ mwaquAurelio Vittore, mwaqyDe Caesaribus, XXIX, 4-5.
cite-note-1515. ↑ Miliari Tarraconensis 106; mwaqomwaqsCILmwaqw mwaq0II, 4831; Miliari Hispanico 461; Miliari Tarraconensis 268; mwaq4mwaq8CILmwara mwareII, 4886; mwarimwarmCILmwarq mwaruII, 4756 (p XLIX, 994); mwarymwarcCILmwarg mwarkII, 4759; Miliari Hispanico 15; mwaromwarsCILmwarw mwar0II, 4858 (p 995); mwar4mwar8AEmwasa mwase1994, 1055; Miliari Tarraconensis 108; mwasimwasmCILmwasq mwasuII, 4870; Miliari Hispanico 130; Miliari Hispanico 367, mwasymwascCILmwasg mwaskII, 3588 e mwasomwassCILmwasw mwas0II, 4816 iscrizioni con il nome di mwas4Quintus Decius Valerianus.
cite-note-1717. ↑ mwatsmwatwAEmwat0 mwat41895, 56 iscrizione databile al mwat8233 sotto mwauaAlessandro Severo.
cite-note-248. mwawwRoman Imperial Coinage, mwaw0Decius, IV, 29a; Cohen 107.
cite-note-2626. ↑ Frend, 2006 cit. p. 514.
cite-note-2727. ↑ mwax4Socrate Scolastico, mwax8Storia ecclesiastica, iv.28.
cite-note-2828. ↑ mwaymSocrate Scolastico, mwayqStoria ecclesiastica, v.29.
cite-note-0-2929. ↑ mwayomwaysmwaywAlessandro Barbero: le persecuzioni contro i cristiani, il tempo e la storia. mway0URL consultato il 23 marzo 2021.
cite-note-3030. ↑ Gibbon, op. cit., pp. 251-253.
cite-note-319. mwazqRoman Imperial Coinage, mwazuDecius, IV, 43 corr. (obv. legend) e pl. 10, 20 (questa moneta è illustrata); RSC 122.
cite-note-aureliovittore29-2-3232. ↑ mwaz0Aurelio Vittore, mwaz4De Caesaribus, XXIX, 2.
cite-note-giordane18-1-3333. ↑ Giordane, mwa0iDe origine actibusque Getarum, XVIII, 1.
cite-note-3434. ↑ Grant, p. 215-217.
cite-note-grant217-3535. ↑ Grant, p. 217.
cite-note-mazzarino525-3636. ↑ Mazzarino, p. 525.
cite-note-giordanexviii-3737. ↑ Giordane, mwa1uDe origine actibusque Getarum, XVIII.
cite-note-3838. ↑ Zosimo, mwa1kStoria nuova, I, 23.1.
cite-note-3939. ↑ Zosimo, mwa10Storia nuova, I, 23.2.
cite-note-zosimo24-2-4040. ↑ Zosimo, mwa2mStoria nuova, I, 24.2.
cite-note-aureliovittore29-3-4141. ↑ mwa2kAurelio Vittore, mwa2oDe Caesaribus, XXIX, 3.
cite-note-4242. ↑ Grant, p. 219.
Bibliografia
Fonti primarie
• mwa3mAurelio Vittore, mwa3qVite dei Cesari.
• mwa3ymwa3cEpitome dei Cesari.
• mwa3kEusebio di Cesarea, mwa3omwa3sStoria ecclesiastica
• mwa30Eutropio, mwa34mwa38Breviarium ab Urbe condita.
• mwa4eGiovanni Zonara.
• mwa4mZosimo, mwa4qStoria nuova.
Fonti secondarie
• mwa4kSanto Mazzarino, mwa4oL'Impero romano, tre vol., Laterza, Roma-Bari, 1973 e 1976 (v. vol. II); riediz. (due vol.): 1984 e successive rist. (v. vol. II)
• Nathan, Geoffrey, mwa4w"Trajan Decius (249-251 A.D.) and Usurpers During His Reign", mwa40De Imperatoribus Romanis
• Marina Silvestrini, mwa5aIl potere imperiale da Severo Alessandro ad Aureliano in: AA.VV., mwa5eStoria di Roma, Einaudi, Torino, 1993, vol. III, tomo 1; ripubblicata anche come mwa5iStoria Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de mwa5mIl Sole 24 ORE, Milano, 2008 (v. il vol. 18º)
• Edward gibbon "Storia della Decadenza e Caduta dell'Impero Romano"
Voci correlate
Santi tradizionalmente considerati martirizzati sotto Decio
• mwa6mpapa Fabiano
• mwa6usanti Abdon e Sennen
• mwa6csant'Agata
• mwa6ksanta Anatolia
• mwa6ssant'Aureliano
• san mwa60Babila di Antiochia
• mwa68san Basso di Nizza
• mwa7esan Conone l'ortolano
• mwa7msan Cristoforo di Licia
• mwa7usan Dionigi (dubbio, forse sotto Diocleziano)
• mwa7csan Feliciano di Foligno
• mwa7ksan Fermo
• mwa7ssant'Isidoro di Chio
• mwa70san Massimo d'Aveia
• mwa78san Metrano
• mwa8esan Miniato protomartire
• mwa8msan Nestore di Magydos
• mwa8csan Trifone
• mwa8kVenanzio di Camerino
• mwa8ssanta Vissia di Fermo
Altri progetti
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• Wikimedia Commons
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Decio
Collegamenti esterni
• citereftreccani-itDècio, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaLuca De Regibus, DECIO Imperatore, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1931.
• citerefdizionario-di-storiaDecio, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefsapere-itDècio, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Decius, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefdbe(ES) Decio, in Diccionario biográfico español, Real Academia de la Historia.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Decio, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
• mwa9iCertificato di sacrificio, ritrovato tra i mwa9mpapiri di Ossirinco.
• mwa9uMonetazione di Decio, da Wildwinds.com